20 November 2012

5 Step Fondamentali nella mia "Carriera" Pre-Blogger

  
1. La Laurea:
 Il mio corso di laurea in Sociologia – facoltà appena inaugurata a Milano quando mi ero iscritta ai tempi – decide che per i suoi primi laureati vuole essere creativa e originale. E pure un po' americana. Quindi separa il giorno della discussione della tesi da quello della consegna di laurea vera e propria. Ovvero: accumuli livelli di tensione mai raggiunti prima per la tua discussione e poi ti tocca aspettare 3 settimane per sapere com'è andata. E niente parenti festosi che ti aspettano con i mazzi di fiori. La nostra consegna tra l'altro non aveva a disposizione scenari ideali tipici dei campus USA con toghe, prati verdi e barbecue di salsicce che ti aspetta dopo. No, solo la tristezza di un'aula con le luci al neon. Esperimento super mega fallito dunque. Infatti per l'appello successivo si sono affrettati a tornare alle normali vecchie consuetudini italiane. Che fortuna essere nel gruppo degli “originali” eh.

2. Il Primo Stage: 
Dopo anni di università a studiare massimi sistemi delle società contemporanee il primo giorno del mio primo stage l'ho passato a imbustare 200 T-shirt per un convegno. Andavano anche tutte legate con un nastro di raso rosso. Che prima dovevi misurare e tagliare preciso al millimetro. Un lavoro che richiedeva una certa abilità insomma. Tanto che da quel giorno ero quasi sicura che avrei avuto un futuro nella moda. Anche perché la mia “tutor” era bellissima. E vestita benissimo. Arrivava in ufficio alle 11 e fino alle 12 si occupava di innaffiare le piante sul suo davanzale. Poi usciva per la pausa pranzo. Me ne sono andata dopo 8 giorni.

3. Le Prime Soddisfazioni
Esce il mio primo articolo pubblicato su una rivista. Nel quale avevo citato anche uno dei clienti dell'ufficio stampa dove nel frattempo lavoravo. La mia capa: “Uh guarda, parlano del nostro cliente sul Magazine X, che bello, chissà chi è questa tizia che l'ha scritto?”. Sotto c'era stampata la mia firma. Ovvero: dopo 6 mesi che lavoravo lì evidentemente non si ricordava come mi chiamassi. Eravamo in 4 in ufficio. Giuro.

4. Divento Freelance:
 In una rivista con cui collaboravo avevo una “redattrice capa” con il dono della sintesi estrema per massimizzare i suoi tempi di lavoro. Ovvero: mi mandava email compilate solo nella barra dell'oggetto. Oggetto email: Mandami l'articolo per lunedì, ciao M. Testo email: [vuoto]. Geniale. Magari, ecco, non ti faceva sentire esattamente “parte del team”.

5. Divento Sondaggista: 
In un altro magazine di settore per il quale lavoravo mi commissionano una ricerca-sondaggio. Devo intervistare delle persone appartenenti alla categoria professionale X, alla quale era dedicato questo giornale, e scoprire quali sono i principali problemi che riscontrano nel loro lavoro. La categoria X tutte le lamentele le concentrava sulla categoria Y “che li pagava sempre con troppo ritardo o addirittura mai”. Purtroppo lo stesso editore aveva anche un'altra rivista dedicata proprio alla categoria Y. Il mio direttore: “Ovviamente quella cosa lì sulla categoria Y la tagliamo vero?”. Ma ovviamente. Vorrai mica dire la verità in un sondaggio?

E poi quindi ti dici “apro un blog?” Ma certo! La boss di me stessa sono io. Mi ricordo sempre come mi chiamo. E nelle email che mi mando rispetto tutti i convenevoli. Se lo bevessi mi preparerei persino il caffè.

Sono sicura che anche voi avete avuto occasione di sentirvi delle piccole Andy alle prese con perfide Mirande, vero? Avete qualche aneddoto “carino” da raccontare?


For my Non-Italian Readers: this post is about some tragicomic facts that happened during my jobs before I opened the blog. I don't even try to translate it in English since it's all very related to Italian culture and ways to work. I'm sorry!

15 comments:

  1. divertente e tristemente vero...! essendo nel mondo della ricerca non ho avuto di queste esperienze, ma siccome lo lascero' ben presto...credo che ne avro' (pero' vivo all'estero, chissà se è diverso?!)

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  2. Quanto è veroooo... sarebbe troppo lungo parlare di tante esperienze. Forse, un po' come te, già dal giorno della laurea quando si dava la tesi più il voto ad uno ad uno e io ero l'ultima rimasta, sola nell'aula con parenti bloccati nel traffico... Ah, quella delle mail praticamente inesistenti è capitata anche a me, mi sono detta "ma qui si usa così?"

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  3. Molto ironico. Molto vero. Spero che lo leggano in tanti e che magari raccontino le loro esperienze.

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  4. Well I got to practice my Italian haha

    www.suspironews.blogspot.com

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  5. Realmente es como la película del Diablo que se viste de Prada.

    http://mysecretshopping.blogspot.com.es/

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  6. Di italiano c'è sicuramente il modo di vedere l'estero e credere di essere inferiori. L'erba del vicino è sempre più verde.
    Questi problemi ci sono dapertutto e non solo in Italia. Quindi puoi tranquillamente tradurre il testo.

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  7. Tristemente vero… purtroppo!

    http://lapetiterobenoire-ale.blogspot.com
    https://www.facebook.com/lapetiterobenoire.ale

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  8. Hi :)

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  9. loving this post!


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  10. loving the post <3

    xx

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  11. @Eleni:
    Thank you so much for your comment!! Really apppreciated :)
    You'll fond more about me on the posts labeled with "blue" (see the tags on the right) :)

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  12. Che bella la verità, sopratutto quando raccontata con ironia...il luccicante mondo del fashion brilla solo per poche stelle. Quasi mai per le più meritevoli.
    Apprezzo molto il lavoro massivo di coolhunting che fai in questo blog: complimenti!

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  13. Che bella la verità, sopratutto se raccontata cn ironia!
    Il luccicante mondo del fashion brilla solo per alcune stelle. E non sempre per le più meritevoli.
    Lamentele a parte, apprezzo molto il lavoro enorme di cool hunting che fai in questo blog.

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  14. una amara ironia...

    bellissimo post

    http://nonsidicepiacere.blogspot.it/

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  15. ti capisco perfettamente e purtroppo credo ad ogni singola disavventura.... mi chiedo quando le cose qua cambieranno...

    C:

    http://moneygonefor.blogspot.com/

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